INCUBO

di Armando Staffa

Si svegliò di soprassalto. L’incubo, che aveva avuto, l’aveva sconvolto.
Aveva sognato che stava dormendo e che, ad un certo punto, come un sonnambulo, si era alzato ed aveva camminato per la stanza fino al balcone. Lo aveva aperto ed era uscito. Qui era salito sulla ringhiera e, come un equilibrista, l’aveva percorsa tutta, fino a raggiungere il cavo d’acciaio che congiungeva il palazzo di fronte. Ci si era avventurato ma, a metà del percorso, disturbato da un pipistrello, aveva perso l’equilibrio ed era caduto.
La terribile sensazione di vuoto l’aveva fatto svegliare di soprassalto.
Era tutto accaldato e stanchissimo, come se non avesse dormito affatto. Andò in cucina a bere un sorso d’acqua fresca. Si affacciò alla finestra e guardò il balcone. L’emozione era stata grande…. tutto sembrava così reale in quel sogno. Ritornò a letto.
Si girò su un lato e si riaddormentò.
Dopo un po’ era di nuovo in piedi nella stanza. Si avvicinò al balcone. Fuori, la luna piena era invitante. Uscì.
Fin da bambino aveva amato il circo. Voleva fare il trapezista. Si ritrovò a camminare, in equilibrio, sulla ringhiera. Era facile; vuol dire che c’era portato.
Non aveva alcuna paura ed i passi andavano sicuri. L’aria era fresca e fina.
Era veramente piacevole starsene lì all’aperto, di notte, senza rumori e con il cielo stellato, passeggiando sulla ringhiera, come se fosse la cosa più normale del mondo.
Guardò in basso. Abitava nella mansarda di quell’edificio, al sesto piano, ma, stranamente, non provava alcuna emozione particolare. Era tutto estremamente normale, quasi banale.
Laggiù, in fondo al balcone, c’era il cavo d’acciaio di supporto del filo del telefono. Ecco, forse lì avrebbe provato qualcosa di veramente eccitante. Sarebbe stato emozionante cimentarsi, con maggiore difficoltà, nell’attraversare la strada a 20 metri d’altezza. Si sentì euforico. Bisognava provare.
Arrivò al bordo del balcone, in un baleno, e sporse il piede destro. Il primo passo, per saggiare la resistenza del cavo, fu esitante ma, già il secondo, fu più spedito. Via! Ce l’aveva fatta, stava camminando sul cavo d’acciaio così come aveva sempre desiderato da piccolo. A circa metà del percorso si fermò per bearsi della sensazione di ebbrezza che provava.
Era incredibile! Non avrebbe mai pensato di poterlo fare. Se un veggente glielo avesse predetto non l’avrebbe creduto. Eppure era lì! E non era neanche tanto difficile.
Ad un tratto, una farfallina notturna cominciò a girargli intorno. Arrivò un pipistrello.
Non gli piacevano quegli animali, li considerava dei topi con le ali. Gli girava intorno, tentando di catturare la falena. Cominciò ad agitarsi. Fece qualche altro passo. Tornare indietro era impossibile. Era sì capace di camminare sul filo ma non era un equilibrista di professione. Non aveva alcuna idea su come girarsi o fare marcia indietro. L’unica possibilità era continuare e raggiungere l’altro lato, sperando che quello schifoso animale andasse via.
La farfalla sembrava non volesse abbandonarlo, quasi che fosse sicura di essere catturata allontanandosi da lui, ed il pipistrello non si dava per vinto. Si allontanava di pochi metri per poi ritornare all’attacco in picchiata.
Gli sfiorò il viso. Un brivido gli percorse il collo fino alla schiena. Le gambe non furono più sicure, se le sentì molli e pesanti…… tremava.
Il cavo, sotto i suoi piedi, cominciò a vibrare…… ad oscillare….. ancora di più…..sempre più…. sempre più…..perse l’equilibrio e cadde.
Tentò di afferrare il cavo con le mani ma gli sfuggì e precipitò. Con amarezza pensò che si sarebbe sfracellato al suolo proprio il giorno che era riuscito a coronare il sogno della sua vita.
La terribile sensazione di vuoto lo fece svegliare di soprassalto. Era tutto accaldato. Si sedette sul letto. Beh, nonostante tutto era stato solo un incubo. Se ne rallegrò.
Si alzò per andare in cucina a bere un sorso d’acqua fresco. Dalla finestra riguardò sul balcone. Incredibile…. quell’incubo era sembrato vero.
Chiuse la finestra e tornò a letto. Si sentiva stanchissimo, come se non avesse dormito affatto. Si girò su un lato e si riaddormentò.
Dopo un po’ era di nuovo in piedi nella stanza. Si avvicinò al balcone. Fuori, la luna piena era invitante. Uscì. Fin da bambino aveva amato il circo. Voleva fare il trapezista. Si ritrovò a camminare, in equilibrio, sulla ringhiera…

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