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LA CASA DI CAMPAGNA

di Armando Staffa

Il sole, basso all’orizzonte, sembrava enorme…. rosso fuoco e vibrante come se respirasse. Uno spettacolo superbo per bellezza e suggestione. La valle, degradante sulla pianura, si perdeva sulle silhouette delle colline in prossimità del mare, laggiù ad oltre 50 chilometri. Si sentiva nell’aria una sorta di rilassamento; la terra cominciava a respirare di nuovo dopo una giornata afosa ed assolata; nel prato migliaia e migliaia di piccoli insetti uscivano dalle loro tane per procurarsi il cibo nelle ore fresche della notte. Era un brulicare di vita. Se ne aveva la percezione chiara ed inequivocabile. Nel cielo stormi di tordi compivano evoluzioni strepitose formando nuvole pulsanti che si spostavano repentine come fossero un unico essere, leggero e scherzoso. L’aria fresca della sera stava facendo fremere le foglie incuneandosi tra i rami degli ulivi.
Giuliana, Guilly per gli amici più cari, seduta sulla bella e comoda poltrona da giardino, si godeva questo spettacolo strepitoso. Le narici allargate per respirare più profondamente e sentire l’odore della terra. Chiuse gli occhi per un attimo per immergersi nel mondo dei suoni e dei rumori. Era un intreccio di sbattere d’ali e versi di animali. Il lontano guaito di un cane ed il belare di una pecora erano gli unici familiari in quel momento. Era così piacevole lasciarsi dondolare in quel flusso di venticello fresco!!
Guilly era rilassata, felice, quasi beata.
“Che bellezza! Questa casa è un sogno. Sono proprio contenta. E’ stata dura ma ce l’abbiamo fatta” pensava soddisfatta.
Il podere che avevano acquistato era molto bello. Una piccola casa colonica su di un poggio naturale nel bel mezzo di un uliveto. C’erano anche altri alberi di grosso fusto ma gli ulivi e le due querce che erano in prossimità del pozzo erano veramente stupendi. Avevano perlomeno trecento anni ed i loro tronchi rugosi e deformati dal tempo davano un senso di sicurezza incredibile. Avevano delle forme strane. In alcuni si aveva l’impressione di riconoscere delle figure antropomorfe.
Stava osservando Claudio, intento alla rimozione di alcune erbacce in prossimità del pozzo, quando avvertì un movimento rapido alle sue spalle. Si voltò di scatto….. era stata solo un’impressione…. non c’era niente.
Si rigirò, alzandosi dalla poltrona, stiracchiandosi come un gatto. Guardò in alto, alle spalle della casa, sulla collina l’enorme tempio dedicato a Cerere, la Dea della Terra, era ancora illuminato dal sole ed appariva di un rosso particolare che ne esaltava l’ocra che già rivestiva le sue mura. Quel tempio aveva almeno 2500 anni e si diceva che, nell’antichità, fosse visibile addirittura dal mare, di notte, perchè vi venivano mantenuti fuochi perennemente accesi.
“Se c’era un posto dove costruire quel tempio” pensò Guilly “doveva essere per forza questo….. guarda che Natura stupenda!!!”
Era quasi ora di cena, guardò per l’ultima volta l’orizzonte rosso, dietro le colline ormai scure, e si avviò verso casa per preparare qualcosa da mettere sotto i denti.
Aveva pensato a bruschette e funghi alla brace, da innaffiare con un buon vino locale. Il barbecue sarebbe stato pronto in poco più di mezz’ora, si trattava solo di accendere la legna che Claudio aveva già predisposto. Nei mesi passati avevano raccolto molta legna secca e poi per far spazio ad una tettoia, che sarebbe servita da ricovero proprio per la legna, a malincuore avevano fatto abbattere un vecchio ulivo.
Beh, ce n’erano tanti! “Non sarà poi un grosso danno” si erano detti quasi a consolarsi l’un l’altra.
Ora la tettoia era stata montata e la legna, ordinata in cataste di piccoli tocchetti da 30 cm, faceva bella mostra di sè, nella migliore tradizione delle case di campagna.
Prese un fiammifero dalla credenza in cucina e diede fuoco ad un foglio di giornale che aveva preparato a mo’ di torcia. Aveva appena avvicinato la fiamma ad un pezzo di legna secca quando sentì chiaramente : “Ahi !!”
Fece un balzo indietro fissando quello strano tronchetto. Non c’era alcun dubbio era proprio da lì che era venuta quella vocina, esile ma da uomo adulto, gracchiante e sgradevole. Lanciò uno sguardo verso il pozzo…. Claudio non c’era… doveva essersi allontanato. Si riavvicinò alla tettoia inforcando gli occhiali. La luce ormai era debole e il lampione con il crepuscolare non era ancora nel pieno della sua potenza. Guardò il barbecue, cercando di mettere a fuoco il meglio possibile : quel pezzo di legno aveva una forma vagamente umana e poi sembrava muoversi e contorcersi, quasi che provasse dolore. Con l’attizzatoio provò a spingerlo verso il centro del barbecue, dove la legna già crepitava tra lingue di fuoco, ma non riuscì neanche a toccarlo. Il tronchetto si sollevò e, in un batter d’occhio, saltò nel prato sparendo nel cavo di un ulivo lì vicino.
Guilly era una persona estremamente razionale e quanto stava capitando era completamente inammissibile ai suoi occhi di docente universitaria. Avrebbe voluto rendere partecipe anche Claudio di quanto stava accadendo…. lo chiamò più volte senza però ricevere risposta. Decise di fare chiarezza. Entrò in casa, prese una torcia elettrica e si avviò, con molta circospezione, verso l’ulivo dove era scomparsa quella cosa…. doveva essere una donnola o qualche altro animaletto del genere. Arrivò al bordo del tronco cavo e ne illuminò l’interno. Fu un attimo….. decine di piccole mani la afferrarono e la tirarono dentro. A nulla valsero le sue grida di richiesta di aiuto. Fu trascinata nel tronco e, a testa in giù, fu costretta a fare un percorso che le parve interminabile fino a sbucare in una cavità sottoterra.
Si ritrovò seduta. Era in un’ampia caverna illuminata il cui soffitto era costellato di radici. Si guardò intorno. Sembrava l’aula di un tribunale ma tutto era miniaturizzato. Sui gradini centinaia di piccoli esserini la osservavano, seri e silenziosi. In fondo al salone, un uomo anziano, con una folta barba bianca ed un buffo cappello a quattro punte, diede un colpo ad un gong che aveva alla sua destra ed esordì :
“Sei qui con le imputazioni di Attentato e Lesa Maestà”
“Ma nei confronti di chi?” chiese tra i serio ed il faceto Guilly
“Non c’è da stare allegri mia cara…. tutto ciò di cui sei accusata è stato commesso a carico di Madre Natura” rispose impassibile e con tono di rimprovero solenne quello che doveva essere il Giudice.
Era paradossale tutto quello che le stava accadendo…. non poteva essere vero…. era assurdo.
Scuotendo la testa dichiarò “Sono innocente….. sinceramente credo che abbiate preso la persona sbagliata…… ”
“Non è così….. sappiamo che sei nuova di qui…. che vieni da una città dove la Natura non c’è praticamente più ma hai molto da imparare e devi fare ammenda” sentenziò avvicinandosi pian piano l’Anziano.
Guilly fece per muoversi ma improvvisamente una serie di radici sbucate dalla terra le avvinghiarono mani e piedi. Era bloccata!
“Ma cosa avrei fatto di male?” chiese quasi implorando.
“Hai ucciso la Vita!!!” gridarono in coro tutti gli astanti dalle gradinate.
“Il delitto di cui sei accusata viene punito con la morte, a meno che tu non dimostri la perfetta buonafede o che il fatto non sia stato commesso” aggiunse il Giudice
“Ma spiegatemi bene…. chi avrei ucciso?”
“L’idea della tettoia è stata tua, non è così ?” interrogò l’anziano “E quindi hai fatto tagliare quell’ulivo…. un simbolo…. un essere di 320 anni che la Natura aveva messo a custode di questa terra…. e tu, in poco più di mezz’ora, lo hai demolito e adesso lo utilizzi come legna da ardere…..eh, no, Giuliana, così non si fa…..tu puoi raccogliere la legna secca ed anche tagliare alberi ma mai ulivi e querce che sono sacri, come il cerro ed altri pochi alberi, perché sono i custodi della Natura e del tempo” spiegò serio l’Anziano, facendo dondolare una catenina che portava all’estremità un ciondolo con incisa la testa di una donna con un’acconciatura di spighe sul capo.
“Sì, è vero, ho fatto tagliare quell’ulivo….. non credevo…. non sapevo…..mi è dispiaciuto molto…. tanto…. ma non l’ho completamente distrutto….. ho fatto lasciare la radice…. l’albero non è morto….. ricrescerà credetemi!!” si giustificò Guilly singhiozzando.
Tra le lacrime tutto divenne sfocato…. le voci di quegli strani ometti dai buffi cappelli divennero indistinte…. poi, pian piano anche le immagini si confusero…. le luci si attenuarono…… l’odore di terra umida sparì e Guilly, con grande sforzo, riaprì gli occhi…… Il sole rosso fuoco stava tramontando laggiù verso il mare, lei era stesa sulla comoda poltrona da giardino……… Ah, che sollievo! Si doveva essere addormentata…. era stato tutto un sogno…. un incubo terribile…. Però, come le era sembrato vero!! Si alzò con l’intenzione di andare a vedere se, per caso, il tronco dell’ulivo tagliato fosse germogliato. Nel mettersi in piedi, si accorse di stringere qualcosa tra le mani……un antico ciondolo raffigurante una donna con un’acconciatura di spighe sul capo.

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