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NEL GIORNO DEL TERZO NOVILUNIO

di Armando Staffa

La luna nuova sarebbe arrivata, inesorabilmente puntuale, ignara delle disgrazie che avrebbe provocato.
Era così bella, alta nel cielo, quasi una consolante compagna nel buio della notte. Una luce confortante e sicura per il viandante….. eppure avrebbe portato la morte.
Tuc lo sapeva bene. Era stata scelta tra i cento giovani che, quell’anno, all’appuntamento con la terza luna nuova, sarebbero stati sacrificati. Sarebbe stata immolata al Dio Queatzcoalt, che l’avrebbe resa immortale.
Tutti i prescelti erano eccitatissimi, quasi che si andasse ad una festa.
Le famiglie, poi, sarebbero state esentate, per un anno intero, dal lavoro e dal pagamento delle tasse. Una sorta di gratificazione che i Sacerdoti, classe dominante, avevano voluto concedere loro, a titolo di rimborso, per la perdita che avrebbero subìto, che, comunque, era considerata, da tutti, un onore.
Nei mesi precedenti avevano dovuto studiare e ripetere tutte le fasi della cerimonia in maniera così minuziosa che Tuc credeva di essere morta e risuscitata almeno venti volte.
Rispetto ai suoi coetanei, era considerata una ragazza molto matura. Le sue osservazioni avevano più volte stupito gli anziani. Le sue intuizioni l’avevano però portata a sviluppare un senso critico fuori dal comune, allontanandola pian piano dai canoni religiosi e dalla rigida vita sacerdotale, alla quale era stata votata fin dalla nascita, come richiesto ad ogni primogenita.
Tuc amava la vita. Le piaceva sentire il calore del sole sulla pelle o il vento freddo del nord che le sfiorava con dolcezza le labbra. Le piaceva il profumo dei fiori e non appena poteva correva sulla scogliera, a picco sul mare, e restava per ore incantata ad osservare la spuma che le onde creavano, infrangendosi sulle rocce. Onde, in apparenza tutte uguali, che originavano fantasmagoriche combinazioni di bollicine tutte diverse.
Ma ormai mancava poco…. la sua ora stava per scoccare. Il loro “Momento di Gloria” ….. così chiamavano quell’evento i suoi compagni di ventura.
Avrebbe dovuto sentirsi felice; in fin dei conti era nata proprio per questo.
Tutti le avevano detto che era “una vera fortuna essere la primogenita…….la gradita a Dio”; quel Dio al quale, secondo la tradizione, sarebbe tornata al compimento del ventesimo anno nel giorno del terzo novilunio.
Per un po’, da bambina, aveva creduto realmente di essere una predestinata, una prescelta da Dio, ma poi con gli anni si era fatta strada in lei una voglia di ribellione.
Era come una smania che la incitava a scappar via per sfuggire ad un destino che, ormai da tempo, non riusciva più neanche a definire “Disegno di Dio”. Non voleva però abbandonare la sua terra, né la sua gente. Avrebbe preferito un intervento esterno…..qualcuno che mutasse, radicalmente, le sorti della sua esistenza, senza per questo andare contro le regole. Avrebbe voluto continuare a vivere senza creare spaccature all’interno della comunità. Il tempo era passato invece, inesorabilmente ed il fatidico giorno era arrivato.
Saliva lo scalone del Tempio, assorta nei suoi pensieri, quando l’urlo del primo sacrificio, lassù in cima, le raggelò il sangue. Alzò gli occhi. Un sacerdote gridava frasi incomprensibili, brandendo tra le mani il cuore ancora palpitante del povero sventurato, mentre un altro stava indossando, a mo’ di vestito, la pelle scuoiata del malcapitato. Le urla si susseguivano man mano che i ragazzi risalivano la scala.
Tutti erano stati costretti a masticare foglie di coca, imbevute in un potentissimo narcotico, che li aveva ridotti in uno stato di quasi completo intontimento. Il sangue era dappertutto ma il grosso colava lungo le due canalette adiacenti lo scalone. Salì l’ultimo gradino….toccava a lei.
Due sacerdoti la fecero stendere sull’altare sacrificale.
Urlò, con quanto fiato aveva in gola, contro di loro “Noooooooooo !!”.
Uno dei due, però, tenendo tra le mani un cuore di agnello ancora pulsante, facendo segno di star zitta, la fece rotolare, attraverso una botola laterale, fino ad un antro dove ritrovò tutti i suoi amici.
Non erano morti….era solo una finzione…..una crudele messinscena per tenere il popolo sottomesso…. rise tra sè, pensando al terrore che, poco prima, le aveva attanagliato la gola.
Improvvisamente si sentì una voce “Tra poco sarete al cospetto di Dio”.
Il pavimento si inclinò velocemente. Scivolando verso il fondo, intravide Dio………. una bestia informe che stava cibandosi di resti umani.

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