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STORIA DELLA CRITTOGRAFIA

Nel corso dei secoli si è fatto ricorso alla crittografia per i più diversi motivi: religiosi, politici e non ultimi economici.
Ci sono poi casi in cui il ricorso ad un linguaggio segreto è motivato da ragioni di riservatezza personale: Marco Tullio Cicerone ogni tanto ”cifrava” qualche passaggio delle lettere scritte ai familiari; Leonardo da Vinci compilava le sue annotazioni scrivendo al rovescio; Wolfgang Goethe spediva lettere amorose incomprensibili a chi non ne conoscesse il ”codice di accesso”.
L’utilizzo più massiccio di scritture segrete ha però avuto luogo per motivi diplomatici e militari. Il far ricorso alla crittografia per poter comunicare con sicurezza pare sia nato all’epoca degli Egizi, anche se ben presto ne fecero uso anche gli altri popoli.
Enea Tacticus, vissuto nel quarto secolo avanti Cristo, scrisse il primo trattato sulla crittografia di cui si abbia notizia. Cesare e Augusto si servirono ampiamente del sistema di trasposizione delle lettere. Nel Medioevo ricordiamo i trattati di crittografia scritti da Gabriel de Lavinde (1357-83), da Leon Battista Alberti (1467-72) e da Cicco Simonetta (1474); anche Niccolò Macchiavelli, durante la sua attività diplomatica, utilizzò codici segreti. Con il passare del tempo la crittografia ha perfezionato le proprie tecniche, ma è stato soltanto nel periodo fra le due guerre che, mediante il ricorso a elaboratori elettromeccanici, essa è riuscita a velocizzare il processo di codifica e decodifica del messaggio.
Agli inizi degli anni Settanta, con l’introduzione dei computer, è stato sviluppato ”Lucifer”, basato sul sistema misto di cifratura per trasposizione (per esempio la lettera A diventa E, la B diventa F e così via) e per sostituzione (la lettera A diventa 1, la lettera B diventa 2…).
Nel 1976 viene introdotto il ”DES” (Data Encryption System), basato sull’uso di una chiave di 56 bit, che offre ben settanta miliardi di combinazioni diverse; nonostante ciò alcuni esperti sono riusciti a violarlo.
In quello stesso anno W. Diffie e M. Hellman introdussero il concetto della crittografia a chiave pubblica, concetto che trovò successivamente applicazione pratica negli studi di tre matematici del Massachusetts Institute of Technology (MIT), R. Rivest, Adi Shamir e L. Adleman, che nell’aprile del 1977 idearono l’algoritmo RSA (dalle iniziali dei loro cognomi) (1)
Nel 1990 è stato creato IDEA (International Data Encryption Algorithm) il quale utilizza una chiave di 128 bit ed è generalmente giudicato sicuro.

(1) Marcello Morelli, “La comunicazione in Rete”, Ed. Franco Angeli, Milano, 1999

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