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LA GRANDE NEVICATA

di Armando Staffa

Erano più di dieci anni che non nevicava.
La neve caduta era ancora lì, immobile ed il paesaggio non era più cambiato. Ci si interrogava su cosa avesse potuto modificare il clima in quella maniera così drastica. Nessuno, a memoria d’uomo, ricordava un periodo di siccità così lungo.
Le giornate passavano lente, tutte uguali. La sensazione era che tutto fosse fermo, come se una immensa forza fosse riuscita a bloccare il mondo intero. Anche il cielo era lì, immobile. Non una nuvola né un alito di vento. Il pack poi sembrava una tavola. Non si era più mosso dall’ultima nevicata. La pesca, per Kiya, era diventata veramente difficoltosa.
Aprirsi un varco era un’impresa non da poco.
Prima, almeno, ogni tanto, lo spessore si assottigliava e si poteva tentare anche di trovare un posto vicino all’igloo di famiglia, ma dall’anno della grande nevicata nulla era più cambiato e lo strato di ghiaccio era incredibilmente spesso, dovunque si andasse.
Molte specie dovevano essersi anche estinte. Era tempo che non incontrava orsi. I suoi cani si erano dovuti abituare a mangiare pesce secco salato e, così, come loro, erano sopravvissuti.
Insieme ad altri cacciatori si era spinto molto lontano, fino a dove, si diceva, finisse il mondo. Era stato un viaggio molto faticoso, con le slitte, per un tempo che gli era parso interminabile, cercando di raggiungere il mare. Per cacciare, almeno, le balene.
Ma il mare non l’avevano trovato. Il ghiaccio aveva ricoperto tutto.
In compenso, avevano raggiunto il confine del mondo!
Kiya non aveva mai creduto che vi potesse essere un limite, ma si era dovuto arrendere all’evidenza. Quel posto, che le antiche tradizioni orali avevano sempre descritto come il luogo dove Dio aveva posto “La Palizzata”, “La Frontiera”, che definiva la linea di demarcazione tra il loro ed il Suo territorio, esisteva davvero.
Non che fosse veramente visibile, ma tangibile lo era sicuramente. Lui, personalmente, ci aveva sbattuto contro la testa almeno tre volte.
Sembrava che ci fosse una parete invisibile, invalicabile, che non permetteva di proseguire. Guardando aldilà di quella, che sembrava essere una barriera di ghiaccio trasparente, aveva intravisto delle figure umane molto simili a lui ed ai suoi compagni, come se, dall’altra parte, esistesse un mondo uguale ed opposto al loro. Aveva pure cercato di comunicare con quella sua immagine speculare e si era accorto che, quando agitava una mano, anche l’altro, dall’altra parte, lo faceva. Giunta la sera, però, appoggiando bene il viso alla barriera invisibile, aveva visto quella che doveva essere veramente la dimora di Dio.
Non che ci potesse giurare, infatti la mattina dopo non era più visibile, mentre erano ricomparse le loro copie nel mondo uguale ed opposto.
Dovettero aspettare la notte successiva, quando tutti videro e credettero. La mattina dopo, alle prime luci dell’alba erano già lontani. Chissà come l’avrebbe presa Dio se si fosse accorto che erano lì a spiarlo !!
Ci misero un bel po’ per convincere le mogli di quello che avevano visto!
“Certo”, pensò Kiya ” se me lo avessero raccontato non c’avrei creduto neanche io”.
Quella sera, nella comunità, c’era grande agitazione. Le donne dicevano che Dio li avrebbe puniti per aver osato tanto.
Furono fatti riti propiziatori e tutta la notte passò tra canti e preghiere. La luce del giorno li trovò ancora svegli, intorno ai fuochi ormai ridotti ad ammassi di carbone.
Sembrava una bella giornata.
Un’altra, come tutte quelle che l’avevano preceduta negli ultimi dieci anni ma, all’improvviso, il cielo si oscurò.
Un vento furioso li strappò dalle loro case, poi….. poi iniziò il finimondo.
Un terremoto violentissimo scosse per decine di secondi tutto il pack.
Furono risucchiati in aria e poi scaraventati di nuovo sul ghiaccio, più volte. Finché, improvvisamente, tutto si acquietò. I superstiti si guardarono esterrefatti. Il loro piccolo villaggio era stato spazzato via, tutto era andato distrutto.
Molti erano spariti. Ma la disperazione degli uomini fu subito alleviata dall’evento che tutti aspettavano da tempo : cominciò a nevicare.
Una nevicata copiosa come quella che da anni sognavano.
Dio, forse, li aveva perdonati!

Ma, nella casa di Dio, in quel momento qualcuno diceva: “Robert, smettila di giocare con quella Bolla di Cristallo…….Se cade a terra, si rompe e macchi tutto con l’olio e non potrai più vedere l’effetto della neve su quel bel paesaggio polare. Su! Dai! posala !”

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