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CHE FASTIDIO!

di Armando Staffa

Quando uscite, chiudete la porta. Grazie!” diceva il cartello giallo, in fondo al corridoio.
Lo imboccai con in mente la voglia dispettosa di trasgredire all’invito. Lo percorsi tutto ma, arrivata in fondo, sorpresa, non riuscii ad aprire la porta.
Mi affacciai nella prima stanza sulla destra, c’era un uomo seduto alla scrivania. Le sue mani si agitavano sulla tastiera di un computer ed i suoi occhi, allucinati, fissi sullo schermo, mi fecero presagire che non mi avrebbe dato retta.
Chiesi comunque aiuto e più di una volta ma, come avevo immaginato, non mi degnò neanche di uno sguardo. Tornai indietro.
Nel corridoio, c’erano altre porte. Molte erano chiuse, la seconda a sinistra invece, semiaperta, lasciava passare un fascio di luce. Mi avvicinai e sbirciai dentro….. nessuno!
Mi avviai verso quell’unica stanza, laggiù in fondo, dalla quale venivano delle voci. Percorsi pochi metri quando, alle mie spalle, qualcuno uscì, da una delle stanze chiuse, avviandosi velocemente verso l’uscita. Mi girai di scatto ma, quando raggiunsi la porta, questa si era richiusa di nuovo ermeticamente. Cominciavo ad essere seccata.
Tornai pazientemente indietro fino all’ultima porta sulla destra. All’interno, una decina di persone discutevano animatamente intorno ad un tavolo.
Feci di tutto per attirare la loro attenzione ma non ci fu verso. Addirittura qualcuno infastidito agitò una mano come per scacciarmi. Non sapevo cosa fare. Mi appoggiai al muro.
“E’ incredibile!” pensai “non riesco ad uscire da questo posto e nessuno mi dà una mano.”
Invisibile non ero, ma sembrava che nessuno mi vedesse…..che nessuno capisse che ero in difficoltà.
Certo non capivano la mia lingua, ma un po’ di educazione avrebbero potuto anche averla! Non chiedevo, in fin dei conti, niente di speciale, solo che qualcuno mi facesse uscire da quel maledetto posto! L’aria, tra l’altro, stava diventando insopportabile. Lì fumavano tutti e non c’erano né aspiratori, né tantomeno depuratori. C’era una bella finestra che dava sul giardino, ma era chiusa.
“Ma guarda un po’” mi dissi “basterebbe aprire quella finestra e sarei fuori lo stesso”.
Mi ci avvicinai ma era troppo pesante. Chissà da quanto tempo non ne ingrassavano le guide metalliche. Ero avvilita.
Si avvicinò una donna che, per una frazione di secondo, pensai volesse dirmi qualcosa….. invece nulla, mi passò vicino come se non esistessi, anzi, senza alcuna grazia né educazione, mi sbuffò, addosso, una fumata puzzolente. Mi sentii svenire.
Dovevo uscire da lì, non ce la facevo più. Io capivo perfettamente di cosa stavano parlando. Era un Consiglio d’Amministrazione, certamente importante, ma cosa gli sarebbe costato interromperlo un attimo per aiutarmi? Veramente poco! Avrebbero potuto essere più gentili e, invece niente.
Mi schiarii la voce, borbottando un po’ per farmi notare, ma non sortii alcun effetto.
Non capivano o facevano finta di non capire? Forse non mi sentivano. Gridai con quanto fiato avevo in gola e mi guardai intorno aspettando che qualcuno mi dicesse qualcosa. Niente! Eppure ero carina, me lo avevano detto in molti. Ero un po’ cambiata dopo la maternità ma mi mantenevo in forma. Avevo dei begli occhi, anche questo avevano detto di me, ma in quel posto, fin dalla mattina, non avevo ricevuto che insulti. In parecchi avevano sostenuto che ero insistente, pedante, scocciante. Forse era anche vero, ma che diamine un po’ di gentilezza non guasta.
Mi diedi una ritoccata alle sopracciglia e tentai il tutto per tutto…. mi lanciai sul tavolo. Vidi una mano che mi stava arrivando addosso. L’ultima frase che ricordo è:
“Ah! Che fastidio! Questa ci sta dando la morte!”.
Adesso sono qui, a terra, sotto il tavolo, la donna delle pulizie mi sta per scopare via insieme all’immondizia ed io morirò, dannata, per non essere riuscita ad andar via da quella porta. I miei occhi hanno già dei problemi, qualcuno non funziona più….. le setole della scopa sono molto dure e fanno male….. le gambe si stanno intorpidendo.. Qualcuno si sta avvicinando, speriamo che mi salvi. “Forza, cosa aspetti? schiaccia quella mosc…

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