YAR: Forgotten Throne Recensione: un’avventura ruvida ma piena di cose da fare

    YAR: Forgotten Throne è uno di quei giochi di ruolo che non cercano di impressionare con una produzione gigantesca, ma provano a conquistare attraverso libertà e quantità di contenuti. Honor Games costruisce un mondo aperto ispirato alla mitologia slava nel quale è facile dimenticare per qualche ora la missione principale, seguendo una strada secondaria, entrando in un villaggio oppure mettendosi semplicemente alla ricerca di materiali utili.

    Le terre di Borea sono minacciate da una misteriosa corruzione che sta modificando animali, ambiente e persone. Il nostro viaggio nasce all’interno di questo scenario e si sviluppa attraverso numerose storie, fazioni e personaggi che mostrano gradualmente quanto sia profondo il problema. La trama principale mantiene un tono piuttosto classico, ma funziona soprattutto come pretesto per spingerci a esplorare.

    La sensazione generale è quella di un gioco che vuole lasciare spazio al giocatore. Non siamo continuamente obbligati a seguire una sequenza precisa e possiamo dedicarci a missioni secondarie, creazione di oggetti, pesca, raccolta oppure semplice esplorazione, costruendo lentamente il nostro personaggio.

    Tre classi che cambiano davvero il modo di giocare

    All’inizio possiamo scegliere tra Guerriero, Arciere e Volkhv, e la decisione modifica parecchio l’approccio ai combattimenti. Il Guerriero punta sulla resistenza e sulla pressione ravvicinata, mentre l’Arciere richiede maggiore attenzione alle distanze e al posizionamento. Il Volkhv rappresenta invece la scelta più particolare, sfruttando capacità magiche che permettono di controllare gli scontri in maniera differente.

    La progressione passa attraverso attributi, abilità attive e passive ed equipaggiamento. YAR non propone un sistema complicatissimo, ma lascia abbastanza libertà per specializzare il personaggio oppure creare configurazioni più equilibrate. La crescita si percepisce, soprattutto quando iniziamo a combinare correttamente capacità e oggetti invece di limitarci a utilizzare ciò che possiede il valore più alto.

    Il combattimento rimane però uno degli aspetti più ruvidi dell’esperienza. Le animazioni non sempre sono fluide e alcuni impatti potrebbero comunicare meglio peso e precisione. Con il passare delle ore si impara comunque a gestire distanze, abilità e risorse, rendendo gli scontri contro gruppi numerosi decisamente più interessanti.

    Il bello è partire per una missione e finire a fare tutt’altro

    La parte che funziona meglio è senza dubbio l’esplorazione. Borea contiene tre grandi insediamenti, numerosi luoghi secondari e biomi differenti, con abbastanza attività da trasformare facilmente una breve deviazione in un’ora di gioco.

    Le oltre cento missioni disponibili non sono tutte memorabili, ma la quantità riesce a mantenere costantemente qualcosa da fare. Ci sono incarichi più narrativi, richieste semplici degli abitanti, esplorazioni e situazioni che aiutano a conoscere meglio le tensioni esistenti tra le diverse comunità. Il mondo acquista gradualmente contesto proprio grazie a queste piccole storie.

    YAR funziona bene quando smettiamo di trattare la mappa come una lista di indicatori. Entrare in una zona soltanto perché sembra interessante spesso porta a trovare materiali, segreti o nuove missioni, mentre alcune informazioni vengono scoperte senza essere necessariamente legate a un obiettivo principale.

    È una struttura tradizionale, ma piacevole per chi ama i giochi di ruolo dove si può perdere tempo senza avere sempre la sensazione di stare ignorando qualcosa di più importante.

    Creazione di oggetti e attività hanno una vera utilità

    Uno degli aspetti più ricchi riguarda le professioni. Possiamo dedicarci a forgiatura, cucina, alchimia, incantamento, pesca e gioielleria, trasformando i materiali raccolti durante l’esplorazione in risorse realmente utili.

    Alle difficoltà più basse è possibile ignorare una parte di questi sistemi senza troppe conseguenze, mentre aumentando il livello diventano molto più importanti. Preparare pozioni, migliorare l’equipaggiamento oppure utilizzare il cibo corretto può rendere decisamente più semplice una zona particolarmente difficile.

    La raccolta smette così di sembrare completamente automatica. Quando sappiamo di aver bisogno di una determinata risorsa per migliorare un’arma oppure produrre qualcosa, esplorare acquisisce uno scopo concreto e non serve soltanto a riempire l’inventario.

    Anche le fazioni contribuiscono a dare maggiore profondità. Le decisioni prese nel corso dell’avventura influenzano alcuni rapporti e permettono di osservare il mondo da prospettive differenti, anche se il sistema avrebbe potuto essere sviluppato ancora più profondamente.

    Un mondo affascinante nonostante qualche limite tecnico

    La direzione artistica è uno degli elementi che aiutano maggiormente YAR a distinguersi. L’influenza della mitologia e dell’immaginario slavo è evidente in architetture, creature, paesaggi e atmosfera, evitando di proporre il solito universo fantasy medievale completamente generico.

    Tecnicamente, però, si nota facilmente che non siamo davanti a una produzione con risorse enormi. Alcune animazioni sono rigide, gli ambienti non mantengono sempre lo stesso livello di dettaglio e certe interazioni risultano poco rifinite. Sono difetti che emergono soprattutto confrontandolo con i grandi open world moderni.

    D’altra parte il gioco compensa con una quantità di contenuti sorprendente. Tre classi, più di cento missioni, numerose attività, sistemi di creazione e un mondo molto ampio offrono parecchie ore a chi è disposto ad accettare qualche imperfezione.

    La presenza dell’italiano per interfaccia e sottotitoli rende inoltre molto più semplice seguire missioni e dialoghi. Non è un dettaglio secondario in un gioco dove parlare con personaggi e leggere descrizioni rappresenta una parte consistente dell’esperienza.

    Un RPG imperfetto ma capace di trattenere per molte ore

    YAR: Forgotten Throne non conquista per raffinatezza, ma per libertà. È facile individuare i suoi limiti tecnici e qualche meccanica avrebbe bisogno di maggiore precisione, ma allo stesso tempo è difficile non apprezzare quanto materiale sia stato inserito nel mondo di Borea.

    La progressione delle tre classi funziona, le professioni hanno uno scopo e l’esplorazione riesce spesso a ricompensare la curiosità. Il gioco dà il meglio quando non seguiamo rigidamente la trama e iniziamo invece a costruire una nostra routine tra missioni, raccolta e scoperta di nuovi luoghi.

    È un gioco di ruolo ruvido e chiaramente indipendente, ma anche sorprendentemente generoso. Chi cerca un’esperienza perfettamente rifinita potrebbe rimanere deluso; chi invece ama gli open world pieni di attività e non ha problemi a perdonare qualche rigidità può trovare in YAR: Forgotten Throne un’avventura molto più coinvolgente di quanto l’aspetto iniziale lasci immaginare.

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