IL MOGOL

di Armando Staffa

”Ohhhhh….Ahhhhh….Ohhhhh” intono’ il Mogol.
”Uhhhhh….Ihhhhhh….Uhhhhh” risposero i monaci.
Dal mio punto d’osservazione la scena era spettacolare. Le montagne piu’ alte del mondo erano li’, di fronte a me. Un unico coro risuono’ nell’aria.
”Ehhhhh….Ihhhhh ….Uhhhhh”.
Le valli sottostanti riecheggiarono ed i grandi corni risposero all’unisono. Un brivido mi attraverso’ il corpo, non avevo mai assistito all’ascesi di un Mogol e non avrei mai potuto immaginarla cosi’.
Il freddo pungente, degli oltre tremila metri, e lo stupendo panorama avevano creato, tutt’intorno, un’atmosfera incantata.
Erano le 6.30 del mattino ed il sole colorava di rosa le vette del Tibet.
I monaci, nelle loro tuniche rosse porpora, che lasciavano nuda una spalla, facevano da cornice a questo stupendo scenario.
Io ed i miei sherpa eravamo in ottima posizione, proprio di fronte al Mogol che, in quell’istante, aveva assunto la posizione yoga del leone.
Il momento era solenne; guardai i monaci alla mia destra. Alcuni erano solo dei bambini, di non piu’ di una decina d’anni e ridacchiavano, cercando di non farsi vedere, celandosi dietro ai compagni delle file anteriori; altri, con gli occhi sbarrati, non avevano attenzione che per il Mogol.
La faccia, rubiconda e pacioccona, lo faceva apparire piu’ un fenomeno da baraccone che un gran sacerdote.
Era concentratissimo…… era li’ presente ma contemporaneamente lontano, distaccato, come in un altro mondo. Sembrava non soffrire assolutamente il freddo; braccia e piedi, scoperti da oltre mezz’ora, immobili in una posizione anche scomoda.
Apriva e chiudeva gli occhi lentamente. Sembrava quasi che gli occhi girassero nelle orbite…. le pupille sparivano verso l’alto mentre le palpebre si abbassavano e, alla riapertura, comparivano come se sorgessero dal basso.
Mi dissi che doveva essere solo un effetto ottico……. ma, guardandolo bene ….no!………. Nessun essere umano sarebbe stato capace di farlo. Lo osservai meglio.
Intorno al corpo una nebbietta azzurrognola ne delineava i contorni. Avevo sentito gia’ parlare di Aura Vitale ma era la prima volta che la potevo osservare.
La preghiera mormorata dei monaci, nonostante monotona, conferiva un non so che di musicale alla cerimonia. Non capivo una parola di cio’ che dicevano ma avevo l’impressione che il ritmo andasse man mano aumentando.
Gli sherpa parlottavano tra loro, con aria interessata, in atteggiamento che potevo definire riverenziale verso il rito che si stava compiendo.
Non guardavano mai il Mogol, quasi che fosse tabu’.
Ora il ritmo era incalzante; potevo sentire distintamente l’affannarsi cadenzato delle voci dei monaci……. i corni squarciarono il silenzio con una nota grave e lunghissima.
Il suono nelle mie orecchie comincio’ a vibrare….. a vibrare sempre piu’…… guardai il Mogol…. la nebbietta azzurra era ora ben visibile e luminescente…… lui, sempre nella stessa posizione, ma sollevato da terra….almeno trenta centimetri e continuava a salire.
Le voci dei monaci intonarono un canto sulle note dei corni…. la testa mi girava…. mi sentivo la febbre. Il Mogol era almeno a due metri d’altezza. Non sopportavo piu’ quel suono.
La testa era pesante….. mi portai istintivamente le mani alle tempie….. qualcuno mi scrollo’ le spalle.
”Qualcosa che non va ?” disse il bigliettaio del tram…
Sulle mie gambe, dal giornale aperto, mi sorrideva la foto di un monaco tibetano.

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