The Last Case of John Morley è un’avventura narrativa che cattura fin dal primo istante grazie alla sua atmosfera noir fortemente evocativa, capace di trasportare il giocatore nella mente di un investigatore tormentato, fragile e allo stesso tempo determinato a chiudere i conti con il proprio passato. Il gioco non si limita a raccontare un’indagine, ma costruisce un viaggio psicologico in cui memoria, verità e ossessione si intrecciano fino a confondersi.
La storia si apre negli anni Quaranta, con il detective John Morley che fa ritorno nel suo ufficio dopo un lungo periodo trascorso in ospedale, fisicamente e mentalmente segnato da un caso precedente che ha compromesso la sua salute. L’atmosfera è immediatamente densa di malinconia e mistero, grazie a una ricostruzione storica accurata fatta di dettagli, luci soffuse, stanze polverose e oggetti che raccontano più di mille parole. È qui che fa la sua comparsa Lady Margarette Fordside, una nobildonna inglese dall’aura enigmatica, sconvolta da una ferita mai rimarginata: l’omicidio irrisolto della figlia, avvenuto vent’anni prima. Da quel momento, la vicenda si trasforma in qualcosa di molto più grande di un semplice cold case. L’indagine diventa una discesa negli abissi della memoria, tra luoghi dimenticati, scene del crimine da ricostruire e segreti sepolti da decenni.
Il gioco punta tutto sulla narrazione in prima persona, permettendo al giocatore di esplorare ambienti estremamente curati come manieri in decadenza, ospedali abbandonati, sanatori e archivi perduti nel tempo. Ogni luogo è una tessera del mosaico, e ogni dettaglio ambientale può rivelare un indizio. Il sistema di indagine è intelligente e coinvolgente: raccogliere prove non basta, bisogna analizzare, collegare e interpretare, ricostruendo mentalmente la scena del crimine attraverso ricordi frammentati, supposizioni e flashback.

Uno dei punti di forza del gioco è la sua atmosfera cinematografica, costruita con attenzione ai particolari. La colonna sonora, composta da melodie d’epoca, jazz malinconico e tensioni sospese, accompagna perfettamente il ritmo dell’indagine, che alterna momenti lenti e riflessivi a improvvise rivelazioni che scuotono ogni certezza. Anche il comparto visivo sorprende per fedeltà storica e stile, con una palette dai toni scuri e una fotografia che richiama i classici film noir.
A livello narrativo, The Last Case of John Morley non delude. La trama, della durata di circa tre ore, è breve ma intensa, costruita con cura per mantenere alta la tensione. I colpi di scena sono ben calibrati, mai forzati, e contribuiscono a mettere in dubbio ogni supposizione precedente. Il giocatore non si limita a cercare un colpevole, ma scopre che in questa storia, quasi nessuno è davvero innocente, soprattutto quando il passato torna a galla. Il finale è fortemente d’impatto, difficilmente dimenticabile, e chiude la vicenda con un intreccio emotivo più profondo di quanto ci si potesse aspettare.

The Last Case of John Morley è quindi un’esperienza che va oltre il semplice gioco investigativo. È una storia di ossessione, di rimpianti, di verità nascoste, raccontata con eleganza e intensità. Perfetto per chi ama le avventure narrative, i misteri psicologici, le ambientazioni noir e i racconti che non si limitano a intrattenere, ma lasciano qualcosa dentro.