Manairons parte da un’idea semplice ma abbastanza insolita da attirare immediatamente l’attenzione: trasformare una leggenda dei Pirenei in un action platform tridimensionale. Sviluppato da JanduSoft e 3Cat, il gioco abbandona draghi, cavalieri e mondi fantasy più convenzionali per costruire la propria identità attorno ai manairons, piccole creature appartenenti al folklore catalano. Il risultato è un’avventura che punta soprattutto su esplorazione, enigmi, combattimenti e su un’ambientazione capace di distinguersi dalla maggior parte delle produzioni dello stesso genere.
Il protagonista è Nai, un manairó che si risveglia dopo essere rimasto rinchiuso per secoli all’interno del misterioso canut, un antico artefatto magico. Una strega lo libera affidandogli il compito di recuperare l’oggetto e mettere fine al caos che ha travolto Vilamont. Dietro quanto accaduto c’è Llorenç, un proprietario terriero che ha sfruttato il potere dei manairons per industrializzare il villaggio, trasformando la vita dei suoi abitanti e costringendo le piccole creature a lavorare incessantemente.
Vilamont dà a Manairons un’identità tutta sua
L’aspetto più interessante di Manairons è probabilmente il mondo nel quale viene ambientata l’avventura. Vilamont è costruita attorno a negozi e attività commerciali che diventano vere e proprie aree da esplorare, ciascuna caratterizzata da uno stile e da sfide differenti. Questa organizzazione permette al gioco di cambiare scenario mantenendo sempre ben riconoscibile il filo conduttore legato alla trasformazione industriale del villaggio.
Fabbriche fumanti, macchinari e attività ormai sotto il controllo di Llorenç si mescolano con elementi più tradizionali provenienti dalle leggende locali. Il contrasto tra un ambiente originariamente tranquillo e l’industrializzazione forzata diventa così parte integrante della narrazione. Non è semplicemente uno sfondo nel quale far correre Nai, ma la conseguenza visibile dell’utilizzo incontrollato del potere racchiuso nel canut.
A dare maggiore personalità al progetto contribuisce soprattutto il riferimento diretto al folklore catalano. I manairons non vengono utilizzati come semplici mascotte, perché la loro leggenda costituisce la base stessa della storia e di numerose meccaniche. Anche la possibilità di giocare completamente in catalano rafforza questo legame culturale, sebbene tra le lingue supportate non sia presente l’italiano.

Il flauto diventa arma e strumento per risolvere gli enigmi
La caratteristica principale del gameplay è l’utilizzo del flauto di Nai. Le melodie magiche permettono di controllare altri manairons e di interagire con gli elementi dello scenario, diventando fondamentali per la risoluzione degli enigmi presenti nelle varie zone. Ogni nuova situazione richiede quindi di capire come utilizzare correttamente le capacità apprese invece di affidarsi esclusivamente ai salti tipici di un platform.
È una buona soluzione perché lega direttamente le meccaniche all’universo narrativo. Le melodie non sembrano aggiunte semplicemente per offrire qualche rompicapo supplementare, ma derivano dalla stessa natura delle creature protagoniste. Il giocatore viene così spinto a osservare ciò che lo circonda e a sperimentare con le capacità disponibili per avanzare all’interno delle diverse attività di Vilamont.
Lo stesso flauto viene utilizzato anche durante i combattimenti contro gli altri manairons al servizio di Llorenç. Nai può neutralizzarli oppure mandarli a dormire, mantenendo un approccio coerente con il tono leggero e fiabesco dell’avventura. Non si cerca quindi un sistema di combattimento aggressivo o particolarmente realistico, ma una componente d’azione immediata che possa convivere naturalmente con platform ed enigmi.

Boss e segreti danno ritmo all’esplorazione
Ogni zona culmina nell’incontro con un boss specifico, necessario per avanzare nella storia e liberare i manairons. La presenza di questi scontri permette di dare una struttura più chiara alla progressione e rappresenta un punto di arrivo dopo l’esplorazione delle diverse attività commerciali. Il gioco alterna così momenti dedicati alla scoperta degli ambienti, piccoli rompicapo e combattimenti più diretti.
Un ruolo importante viene affidato anche ai segreti nascosti all’interno di ogni area. Le attività di Vilamont non sono progettate soltanto come percorsi da attraversare rapidamente, ma contengono elementi secondari che premiano chi preferisce controllare con maggiore attenzione gli scenari. Questa componente aggiunge un motivo concreto per non seguire esclusivamente il percorso principale e rende l’esplorazione più significativa.
La struttura rimane comunque quella di un action platform accessibile. Manairons non sembra interessato a inseguire la complessità dei grandi giochi d’azione, preferendo combinare più elementi relativamente immediati all’interno di un’unica avventura. È proprio questa alternanza tra salti, melodie, combattimenti, boss ed esplorazione a sostenere il ritmo, evitando che una singola meccanica debba reggere da sola l’intera esperienza.

Una piccola avventura che punta soprattutto sulla personalità
Dal punto di vista tecnico, Manairons mantiene richieste piuttosto contenute su PC. Sono sufficienti 8 GB di RAM e una GeForce GTX 1660 tra i requisiti minimi, mentre lo spazio necessario indicato è di appena 6 GB. Il gioco punta quindi maggiormente sulla propria direzione stilizzata che sulla ricerca di una grafica particolarmente pesante, una scelta coerente con le dimensioni e con l’impostazione del progetto.
La sua forza risiede soprattutto nella capacità di costruire un’identità immediatamente riconoscibile partendo da materiale poco utilizzato nei videogiochi. Leggende dei Pirenei, manairons, melodie magiche e industrializzazione di Vilamont danno al gioco una personalità che va oltre la struttura piuttosto tradizionale dell’action platform tridimensionale. Anche la decisione di trasformare il flauto contemporaneamente in arma e strumento per gli enigmi contribuisce a tenere unite le varie componenti.
Manairons non cerca quindi di rivoluzionare il genere, ma prova a distinguersi attraverso il proprio mondo. La combinazione di platform, esplorazione, combattimenti, boss e rompicapo musicali offre una struttura facilmente comprensibile, mentre il folklore catalano rappresenta l’elemento che più di ogni altro riesce a renderla riconoscibile. Per chi cerca un’avventura tridimensionale leggera e diversa dalle ambientazioni fantasy più comuni, il viaggio di Nai attraverso Vilamont ha diversi elementi capaci di incuriosire.