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Videogiochi online: la nuova tendenza si chiama loot box

Nel mondo dei videogiochi si sta assistendo ad una nuova fase di intermezzo tra il modello di business tradizionale più legato al passato, in cui si pagava una tantum con una cifra fissa, e quello sempre più di tendenza oggi che propone tariffe diversificate, dando ai giocatori la facoltà di decidere quanto spendere, come nel caso delle loot box, dette anche “scatole chiuse”, implementate da diverse case produttrici di videogiochi online.

Che cosa sono le loot box?

Si tratta di veri e propri scrigni a sorpresa virtuali collocati in diversi videogiochi che permettono al giocatore di aggiudicarsi strumenti digitali come ad esempio punti, armi, attrezzature, vantaggi e aggiornamenti propedeutici al proseguimento dei livelli e alla conseguente vincita del gioco stesso. Questi scrigni possono essere ottenuti grazie alla propria bravura o, sempre più frequentemente, dopo l’acquisto con moneta reale o virtuale. La caratteristica principale di questi beni è l’impossibilità per il videogiocatore di sapere in anteprima il contenuto dello scrigno, in quanto si tratta di oggetti virtuali in cui vengono distribuiti i premi casualmente, creando una sensazione di adrenalina all’apertura dei pacchi sorpresa. Tra i videogiochi che più fanno utilizzo delle loot box troviamo Star Wars Battlefront II di EA, Overwatch sviluppato da Blizzard (incassi di circa un miliardo di dollari), Clash of Clans di Supercell (circa due miliardi di dollari, stesso ammontare guadagnato da Riot Games, gestore di League of Legends).

Fonte Immagine: Pixabay.it

Qual è il limite di questi videogiochi?

Ed è proprio l’elemento dell’aleatorietà della vincita che ha portato a un dibattito sia all’interno della comunità di giocatori che tra le autorità di alcuni Paesi in Europa, in quanto alcuni sostengono che questi beni si possano considerare una forma di gioco d’azzardo, perché si fondano sugli stessi principi e meccanismi delle slot. L’origine della controversia è da ritrovarsi nelle probabilità con cui le vincite vengono trovate dall’utente e nel rapporto fra le microtransazioni con guadagno del premio e l’aleatorietà. Come le slot, le loot box hanno un risultato a sorpresa, impossibile da prevedere in quanto viene prodotto in modo automatico da un generatore di numeri casuali, basato su un algoritmo matematico e fuori dal controllo umano. Per fare un paragone più specifico, prendiamo la slot Immortal Romance di Betway Casinò: l’utente deposita e punta una somma a scelta tentando la fortuna e in base al giro dei rulli e all’allineamento dei simboli incassa la vincita, con la possibilità di moltiplicarla in caso di simboli jolly e scatter, il tutto accompagnato dalla narrazione da parte di personaggi della slot. La differenza sta nel fatto che le loot box possono offrire non solo premi in denaro ma anche scorciatoie per raggiungere prima i livelli successivi, creando una sorta di squilibrio tra gli utenti che le acquistano e i giocatori che invece preferiscono avanzare solo utilizzando le proprie abilità. Lo sbilanciamento di questa nuova generazione di videogiochi online potrebbe rovinare l’esperienza di gioco a scapito di un aumento degli incassi per le case produttrici di questa tipologia di intrattenimento, come nel caso di Blizzard che ha aumentato le sue vendite nel 2017 del 25% grazie alle scatole premio di Overwatch.

Il caso Blizzard ed Electronic Arts in Belgio

Ad agosto 2018 in seguito alle pressioni della Belgian Gaming Commission e del governo belga, la casa produttrice ha deciso di non vendere più questo prodotto sia in Belgio che nei Paesi Bassi. I giocatori potranno comunque comprare le loot box, ma senza ricevere in cambio denaro reale. Si potrà invece ottenere la valuta in-game giocando e spendendo i crediti nel negozio virtuale di Overwatch o di Heroes of the Storm per comprare le misteriose casse premio. Non è escluso che Blizzard potrebbe anche decidere di replicare questa mossa in altri Paesi in cui le loot box sono considerate simili al gioco d’azzardo, anche se l’elemento di sbilanciamento e di una mancanza di regolamentazione di questa nicchia di prodotti non permette di paragonarli ai giochi dei casinò online. La scottante questione in Belgio ha interessato anche l’Electronic Arts che dal 31 gennaio 2019 rimuoverà i FIFA POINTS venduti in FIFA 19 nelle versioni console e PC che servono per comprare i pacchetti di carte del FUT. Da quella data in Belgio gli utenti non potranno più utilizzare soldi reali per l’acquisto dei pacchetti di carte, mentre i contenuti si potranno sbloccare giocando e i FIFA Point accumulati sui vari account potranno essere spesi, senza però ottenerne di nuovi.

Image source: Pixabay.it

 

La comunità di videogiocatori, se da una parte sembra ben disposta verso le loot box e le microtransazioni legate all’acquisto di beni estetici che non influenzano il gameplay, dall’altra esclude le casse a sorpresa con beni strumentali, perché potrebbero sbloccare alcuni meccanismi della sfida con scorciatoie create per raggiungere determinati obiettivi di gioco.

Autore Carlo Minutello
Carlo Minutello

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