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QUELLA NOTTE AL MUSEO

di Armando Staffa

Alle 17 si chiudeva. Il pubblico ne era informato fin dall’ingresso ma, in ogni caso, la Direzione aveva adottato un sistema pratico per ricordare a tutti i visitatori l’orario di uscita.
Una voce femminile veramente sensuale, ogni quarto d’ora, a partire dalle sedici, ripeteva sempre lo stesso messaggio: “Si ricorda che il Museo chiude alle 17. Tutti i visitatori che volessero avere maggior dettagli sulle opere esposte, possono acquistare l’opuscolo illustrato in dotazione al Personale all’ingresso. Grazie per averci visitato”.
Io sono uno dei guardiani di questo Museo. Tutti i giorni, alla chiusura, entriamo in azione noi guardiani.
I turni sono due, dalle diciassette all’una e dall’una alle nove, ora in cui il Museo apre ogni mattina. Il turno più seccante è sicuramente il secondo.
Prima facevo il metronotte ma, dopo l’aggressione, con un proiettile che mi ha perforato la spalla, non me la sono più sentita di girare, di notte, per le strade. Ho trovato questo lavoro e mia moglie ne è stata contenta.
Nel nostro Museo non si è mai verificato un furto, mai nulla di strano…… solo una volta, ricordo, due anni fa, un principio d’incendio, per un mozzicone di sigaretta, ancora acceso, buttato nel cestino dell’immondizia. Molto fumo e niente paura! Tutti ne avevano riso. Il lavoro in fin dei conti era tranquillo. E lo era veramente stato fino a quella sera.
L’aria, ricordo, era pesante. I temporali, che per tutta la giornata avevano flagellato la città, non erano stati sufficienti a sgombrare il cielo da nubi nere e minacciose, dalle quali partivano di tanto in tanto fulmini, che illuminavano i saloni scuri del Museo, rendendoli ancora più tetri del solito.
Stavo facendo il mio solito giro. Sapete, quando si cammina nei corridoi con pavimenti di legno, anche il piede più felpato produce una serie di scricchiolii che, nel buio, con i saloni ampi e praticamente vuoti, rimbombano, rimbalzando di parete in parete, e si amplificano.
Avevo sentito come dei passi alle mie spalle. Mi fermai….. ancora quel rumore….. ancora un altro. Trattenni il respiro… lo sentii di nuovo. Qualcuno era entrato nel museo o vi era rimasto dopo la chiusura! I miei colleghi erano tutti ben visibili, da dove mi trovavo, attraverso i monitor.
Raggiunsi il Salone Blu, dove trovai nascondiglio tra le pannellature che dividono le gallerie d’arte moderna. La fessura tra i due pannelli mi permetteva di controllare i due ingressi al salone. I passi si stavano avvicinando.
Lentamente sbottonai la cinghietta della pistola. Avevo il cuore in gola….. avrei potuto chiamare aiuto….. accendere le luci ma, non so perché, volevo dimostrare a me stesso di non essere pauroso, di potercela fare da solo. Attesi…. ecco i passi. Era lì proprio dietro quel pannello…. qualcuno era entrato improvvisamente e si era fermato.
Non l’avevo visto entrare…. forse mi ero distratto un attimo oppure la penombra lo aveva fatto passare inosservato. Sarei uscito con la pistola in pugno se dei nuovi passi, provenienti dall’altro ingresso non avessero attirato la mia attenzione.
Guardai attraverso la fessura ma, purtroppo, dalla posizione in cui mi trovavo non riuscivo ad inquadrare l’ingresso.
Sentivo i suoi passi….sembravano più leggeri di quelli sentiti in precedenza…..quelli di una donna…..mi passò proprio davanti ma, incredibilmente non riuscii a vederla ….anche l’altro si mosse.
Ora dovevano essere entrambi nel bel mezzo del salone….un fulmine lampeggiò all’esterno, li vidi erano in due, un uomo ed una donna…..
Uscii fuori gridando “Mani in alto. Restate dove siete” ma, complice l’oscurità, che era nel frattempo tornata, fuggirono attraverso l’uscita a sinistra.
Li inseguii per due saloni, poi mi parve di vedere che lui estraesse un’arma dal giubbotto che indossava. Non capii molto in quel momento, so solo che sparai.
Lo colpii….. lui cadde a terra, lei lo aiutò a rialzarsi e scomparvero definitivamente nel terzo salone. Accesi le luci ed azionai il sistema di allarme sonoro.
Entrai lentamente nel terzo salone……… era completamente vuoto….. solo tele alle pareti.
Un quadro colpì la mia attenzione… era una scena di una battaglia o meglio dopo una battaglia…. una donna piangente era curva su di un uomo morente….. A terra, sul pavimento di legno, sotto il quadro, una pozza di sangue.

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