Qliphah in Providence’s Shadow Recensione: il futuro si legge prima di combattere

    Qliphah in Providence’s Shadow prova a distinguersi in un genere affollato evitando di puntare tutto sulla quantità di abilità o sulla velocità degli scontri. La sua idea più interessante è molto più semplice da spiegare: il giocatore può conoscere in anticipo ciò che i nemici stanno per fare e deve sfruttare questa informazione per impedire che accada.

    Da qui nasce un gioco di ruolo d’azione nel quale osservazione e tempismo diventano importanti quanto la potenza del personaggio. Sullo sfondo troviamo una Tokyo devastata dal Collasso, misteriose Anomalie e due protagonisti, Rena Hizuki e Soma Hoshigami, trascinati in una vicenda nella quale esseri umani e creature sovrannaturali diventano sempre più difficili da distinguere.

    Il combattimento mostra il futuro ma non regala la vittoria

    Durante gli scontri è possibile osservare una linea temporale che anticipa le prossime azioni dei nemici. Sapere che un avversario sta preparando un attacco particolarmente pericoloso cambia completamente il modo di affrontare una battaglia, perché permette di decidere se interromperlo, difendersi oppure sfruttare quei secondi per preparare una risposta.

    Il tempo può inoltre essere rallentato, offrendo qualche istante aggiuntivo per leggere meglio la situazione. Non significa però trasformare il combattimento in un sistema a turni: una volta presa la decisione, tutto riprende rapidamente e il giocatore deve eseguire correttamente ciò che ha preparato.

    La forza di questa soluzione emerge quando iniziano a comparire più avversari contemporaneamente. Bisogna scegliere quale minaccia fermare per prima, capire quali capacità saranno disponibili al momento giusto e rinunciare talvolta all’attacco più potente in favore di una tecnica capace di interrompere il nemico.

    Imparare i tempi vale più di aumentare semplicemente i danni

    Nelle prime battaglie è facile concentrarsi soprattutto sui valori offensivi, cercando di utilizzare appena possibile le capacità più potenti. Qliphah insegna però abbastanza rapidamente che questo approccio non è sempre quello corretto.

    Una tecnica meno devastante può diventare molto più importante se permette di bloccare un’azione avversaria prima che venga completata. Il combattimento assume così una componente quasi ritmica, nella quale bisogna capire quando intervenire e quanto tempo lasciare trascorrere prima della mossa successiva.

    Quando il sistema viene padroneggiato, gli scontri cambiano volto. Diventa possibile costruire lunghe sequenze, interrompere ripetutamente gli avversari e mantenere l’iniziativa per diversi secondi. È in questi momenti che il gioco riesce meglio a fondere ragionamento e azione.

    La quantità di informazioni può però risultare inizialmente impegnativa. Linea temporale, capacità, tempi di recupero e movimenti dei nemici devono essere controllati contemporaneamente e serve qualche ora prima che tutto diventi naturale.

    Soma non è più completamente umano

    La storia prende forma dopo il Collasso, evento che ha cambiato Tokyo e provocato la comparsa delle Anomalie. Soma Hoshigami, inizialmente estraneo a tutto questo, viene coinvolto direttamente dopo essere sopravvissuto all’attacco di una delle creature.

    Il problema è che Soma non ne esce semplicemente ferito. Il suo corpo subisce una trasformazione che lo colloca in una condizione difficile da definire, attirando l’attenzione della Pubblica Sicurezza e in particolare di Rena Hizuki.

    Rena appartiene a una divisione impegnata proprio nella gestione dei fenomeni anomali. L’incontro tra i due diventa così il punto di partenza per un’indagine che coinvolge misteriose sostanze, Stigmate, organizzazioni religiose e persone che sembrano conoscere la verità sul Collasso.

    La trama non cerca particolare realismo e abbraccia apertamente elementi sovrannaturali e fantascientifici. L’accumulo di termini e misteri può essere consistente, ma mantiene viva la curiosità su ciò che sta realmente accadendo alla città e soprattutto su quale sia la vera natura di Soma.

    Tokyo e le Anomalie sembrano appartenere a mondi differenti

    Anche visivamente il gioco sfrutta il contrasto tra normalità e deformazione. Personaggi e ambientazioni presentano un aspetto molto pulito e vicino all’animazione giapponese, mentre le Anomalie risultano volutamente estranee rispetto a tutto ciò che le circonda.

    Questa differenza permette alle creature di apparire disturbanti senza ricorrere continuamente a immagini eccessivamente violente. Una strada apparentemente normale può cambiare atmosfera semplicemente attraverso la presenza di qualcosa che sembra non rispettare le stesse regole visive del resto della scena.

    Gli effetti utilizzati durante le capacità rendono inoltre gli scontri molto spettacolari, soprattutto quando più azioni vengono concatenate rapidamente. Nei momenti più affollati la leggibilità può diminuire, ma la linea temporale rimane sempre il principale riferimento per capire ciò che sta per succedere.

    Importante anche la presenza dei testi in italiano, particolarmente utile considerando la quantità di concetti introdotti dalla storia e dal sistema di combattimento.

    Qliphah in Providence’s Shadow riesce a costruire una propria identità

    La Tokyo invasa da creature sovrannaturali non è certamente un’ambientazione nuova, ma Qliphah in Providence’s Shadow riesce a distinguersi grazie al modo in cui utilizza il tempo durante le battaglie.

    Conoscere in anticipo una mossa nemica non elimina la difficoltà, perché bisogna comunque trovare la risposta corretta e soprattutto eseguirla nel momento giusto. È questa continua necessità di anticipare gli avversari a rendere gli scontri più interessanti rispetto a un normale susseguirsi di abilità.

    La fase iniziale richiede un po’ di pazienza e la quantità di informazioni può mettere alla prova chi cerca un gioco d’azione immediato. Quando però il sistema comincia a diventare familiare, prevedere, interrompere e contrattaccare crea un ritmo particolarmente soddisfacente.

    Qliphah in Providence’s Shadow trova quindi il proprio punto di forza non nella forza bruta, ma nella capacità di trasformare pochi secondi di futuro in un vantaggio concreto.

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