Quindici anni dopo la liberazione di Nevendaar, Disciples: Domination riporta la saga nel suo universo più oscuro e tormentato, proseguendo la storia con un tono ancora più maturo e introspettivo. Al centro della narrazione troviamo nuovamente Avyanna, ma non più come simbolo di speranza. Ora è una sovrana segnata dal peso delle sue responsabilità, una regina fragile, perseguitata dal timore di diventare ciò che un tempo ha combattuto. Il dubbio corrode la sua leadership e, mentre le sue certezze vacillano, il regno di Yllian comincia lentamente a cedere sotto il peso delle sue stesse crepe.
La scrittura rappresenta uno degli elementi più riusciti dell’esperienza, costruendo una storia che va oltre il classico conflitto tra fazioni. Non si tratta solo di conquistare territori, ma di affrontare un declino morale e politico che si riflette su ogni livello del regno. Antichi culti riemergono dalle ombre, figure corrotte manipolano eventi e vecchie ferite tornano a sanguinare. Ogni decisione presa ha conseguenze reali e durature, influenzando la reputazione della tua fazione e modificando il comportamento del mondo circostante. Non esistono scelte puramente giuste o sbagliate, ma solo decisioni che portano a esiti spesso imprevedibili e difficili da controllare.
Sul piano del gameplay, Disciples: Domination evolve la formula classica della serie, introducendo un sistema di combattimento a turni su griglia più fluido e reattivo. Le battaglie richiedono pianificazione, attenzione alle sinergie e una gestione accurata delle abilità. Il sistema di punti di forza e debolezza è stato ampliato, rendendo la composizione dell’esercito un elemento centrale della strategia. La vittoria non dipende dalla forza bruta, ma dalla capacità di costruire combinazioni efficaci e adattarsi alle minacce.

Le cinque fazioni giocabili offrono approcci distinti, ciascuno con identità e strategie specifiche. Il ritorno dei nani introduce nuove tensioni politiche e dinamiche imprevedibili, mettendo in discussione equilibri apparentemente consolidati. Reclutare, sviluppare e specializzare le unità diventa un processo profondo e gratificante, che premia la comprensione delle meccaniche e la pianificazione a lungo termine.
La gestione del regno dalla capitale Yllian aggiunge ulteriore complessità. Qui il giocatore non è solo un comandante, ma un sovrano chiamato a governare nel caos, prendendo decisioni politiche, gestendo crisi interne e confrontandosi con consiglieri e alleati. Il sistema di reputazione influisce direttamente su eventi, dialoghi e relazioni diplomatiche, trasformando ogni scelta in un potenziale punto di svolta. Mantenere l’equilibrio tra stabilità interna e potere militare diventa una sfida costante.

L’esplorazione di Nevendaar in tempo reale contribuisce a rafforzare l’immersione. Le ambientazioni trasmettono un senso costante di decadenza e oppressione, sostenuto da una direzione artistica coerente con il tono dark fantasy della saga. Le regioni sono ricche di missioni, segreti e incontri significativi, mentre la colonna sonora amplifica il senso di tensione e inevitabilità.
Particolarmente interessante è il sistema dei compagni. Sbloccare e sviluppare alleati con abilità uniche permette di personalizzare profondamente il proprio approccio, creando sinergie tra unità, poteri e capacità di fazione. Questo elemento aggiunge ulteriore profondità strategica e incentiva la sperimentazione.

Non mancano alcune difficoltà. La curva di apprendimento iniziale è impegnativa, soprattutto per chi non ha familiarità con la serie. Alcune meccaniche politiche richiedono tempo per essere comprese appieno, e il ritmo deliberatamente riflessivo potrebbe non soddisfare chi cerca un’esperienza immediata e accessibile.
Disciples: Domination è un ritorno fedele e coerente con l’identità della saga, che punta a rafforzare i suoi pilastri fondamentali piuttosto che reinventarli. Atmosfera, scelte morali complesse e profondità strategica si fondono in un’esperienza intensa e coinvolgente. È un gioco che richiede pazienza, attenzione e lucidità, perché in un mondo dominato dall’oscurità, governare non significa solo vincere guerre, ma affrontare le proprie ombre.