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LA SICUREZZA DELLE TRANSAZIONI E COMUNICAZIONI ATTRAVERSO INTERNET

Studio per il corso di "ECONOMIA E GESTIONE DELLE IMPRESE COMMERCIALI: E-commerce - Franchising e accordi di distribuzione" presso l'Università Commerciale "Bocconi" di Milano, in collaborazione con Matteo Bianchi e Alessandro Buzzi.

FIRMA DIGITALE (3/3)

AUTORITÀ DI CERTIFICAZIONE
Tutta la costruzione che poggia sulla firma digitale ha però un serio punto debole: la gestione degli elenchi delle chiavi pubbliche. Infatti in mancanza di un reale controllo chiunque potrebbe depositare una chiave a nome di un altro e quindi spacciarsi per lui. Affinché tutto il sistema funzioni e dia garanzie di fiducia, occorre dunque instaurare una rigorosa infrastruttura di certificazione che garantisca l'effettiva identità di ciascuno: quindi un terzo, dotato di imparzialità nei confronti degli utenti, che certifichi per l'appunto, l'autenticità delle chiavi e la corrispondenza della chiave pubblica con il suo titolare. Questo ruolo è ricoperto dal "Certificatore", comunemente chiamato Autorità di Certificazione", al quale il DPR n° 513/1997 attribuisce, tra gli altri, l'obbligo di identificare con certezza la persona che fa richiesta della certificazione, rilasciare e rendere pubblico il certificato, procedere tempestivamente alla revoca ed alla sospensione del certificato, dandone immediata pubblicazione e comunicando, altresì, all'Autorità per l'Informatica nella Pubblica Amministrazione (AIPA) e al singolo utente la cessazione della propria attività di certificatore, con preavviso di almeno sei mesi. Per garantire l'identità dei soggetti che utilizzano la firma digitale e per fornire protezione nei confronti di possibili danni derivanti da un esercizio non adeguato delle attività di certificazione, il DPR n.513/97 richiede che il soggetto certificatore sia in possesso di particolari requisiti e sia incluso in un elenco pubblico, consultabile per via telematica, predisposto ed aggiornato a cura dell'Autorità per l'informatica nella Pubblica Amministrazione. Va inoltre precisato che tale Certificatore non è un'Autorità centrale bensì un soggetto giuridico, pubblico o privato. Dal punto di vista pratico funziona così: chi desiderasse utilizzare la firma digitale deve innanzitutto recarsi presso un Autorità di registrazione per il riconoscimento. Tale Autorità (le cui funzioni potrebbero essere svolte dagli sportelli bancari, dagli uffici postali…) invierà i dati acquisiti al Certificatore consegnando al richiedente una smartcard (una specie di tessera bancomat dotata però di microchip e non di banda magnetica) e un software che, insieme, consentiranno di generare, con l'aiuto di un personal computer, la chiave pubblica che dovrà essere inviata al Certificatore, il quale provvederà alla sua pubblicazione. La chiave privata invece rimane memorizzata indelebilmente all'interno della stessa smartcard. In mancanza della smartcard non sarà quindi possibile apporre la firma digitale. Va aggiunto che le "istruzioni" presenti nel microchip della smartcard include un sistema di sicurezza che la disabilita dopo alcuni tentativi di effrazione, in modo da evitare eventuali tentativi di cracking. Tali Certification Authority garantiscono quindi la provenienza e la paternità delle chiavi, rilasciando opportuni certificati: lo standard adottato è l' ISO X.509; stranamente non ha avuto riconoscimento legale il ben più diffuso PGP (Pretty Good Privacy). Nonostante siano presenti ancora alcune incertezze legislative, vale la pena di ricordare come l'Italia si sia posta all'avanguardia essendo il primo paese ad avere attribuito piena validità giuridica ai documenti elettronici.

 

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