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LA SICUREZZA DELLE TRANSAZIONI E COMUNICAZIONI ATTRAVERSO INTERNET

Studio per il corso di "ECONOMIA E GESTIONE DELLE IMPRESE COMMERCIALI: E-commerce - Franchising e accordi di distribuzione" presso l'Università Commerciale "Bocconi" di Milano, in collaborazione con Matteo Bianchi e Alessandro Buzzi.

FIRMA DIGITALE (2/3)

CHIAVE ASIMMETRICA E FUNZIONE DI HASH
Essa si basa sul sistema crittografico a chiave pubblica (o asimmetrica) di almeno 1024 bit, che, come si è visto, garantisce la possibilità di attribuire un documento ad un determinato soggetto con assoluta certezza ed opponibilità ai terzi; requisito fondamentale affinché si instauri il rapporto fiduciario che sta alla base di qualsiasi attività di commercio elettronico. Tale sistema di chiave asimmetrica consente quindi di inviare messaggi che possono essere letti solo da colui che possiede la relativa chiave privata: il destinatario di cui abbiamo utilizzato la chiave pubblica. Tale struttura consente ai suoi utilizzatori di ''firmare'' i documenti in modo da attribuirsene la paternità: per fare ciò basta crittografare il messaggio utilizzando la propria chiave privata. Per leggerlo occorre decodificarlo utilizzando la relativa chiave pubblica, accessibile a tutti: se la decifrazione avverrà con successo, si ha la prova incontrovertibile che il messaggio è stato scritto proprio da quel mittente, in quanto nessun altro all'infuori di lui possiede la chiave privata necessaria per crittografarlo. Nella realtà però si utilizza un sistema di chiavi miste, utilizzando uno strumento che prende il nome di funzione di hash. Si tratta di una particolare funzione che ricevendo in ingresso un numero qualsiasi (il grande numero binario che costituisce il documento da firmare), produce in uscita un numero molto più piccolo (una ventina di byte) il cui valore dipende in modo strettissimo dal valore di ingresso. Il valore ottenuto da questa elaborazione, si chiama impronta del documento originario, in quanto ne costituisce una sorta di impronta digitale. Questa funzione inoltre deve essere tale da garantire che modifiche anche minime al documento sino evidenziate con impronte differenti. Una volta ottenuta l'impronta del documento (ben più maneggevole del documento stesso) questa viene crittografata con la chiave privata del mittente. Il risultato di ciò è la vera firma digitale applicata al messaggio. Chi vuole verificare l'autenticità di un documento relativamente ad una data firma, non fa altro che applicare a sua volta la funzione convenzionale di hash per ricavarne l'impronta. Dopodiché prende la presunta firma e la decifra utilizzando la chiave pubblica dell'autore, ottenendo così una seconda impronta. Ora basta confrontare le due impronte, quella ricavata direttamente dal documento e quella ottenuta dalla decodifica mediante chiave pubblica: se esse coincidono si può essere certi che il documento è stato realmente generato dalla stessa persona che ne ha generato la ''firma''.


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A questo punto è facile comprendere la definizione di firma digitale data dal DPR 513/1997 secondo la quale essa è "il risultato della procedura informatica (validazione) basta su un sistema di chiavi asimmetriche a coppia, una pubblica e una privata, che consente al sottoscrittore tramite la chiave privata e al destinatario tramite la chiave pubblica, rispettivamente, di rendere manifesta e di verificare la provenienza e l'integrità di un documento informatico o di un insieme di documenti informatici" (art. 1 lett. b).

 

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