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LA SICUREZZA DELLE TRANSAZIONI E COMUNICAZIONI ATTRAVERSO INTERNET

Studio per il corso di "ECONOMIA E GESTIONE DELLE IMPRESE COMMERCIALI: E-commerce - Franchising e accordi di distribuzione" presso l'Università Commerciale "Bocconi" di Milano, in collaborazione con Matteo Bianchi e Alessandro Buzzi.

MA SIAMO DAVVERO SICURI?
Negli ultimi mesi la sicurezza su Internet è stata oggetto di campagne stampa e l’interesse è cresciuto generando sempre più curiosità ma anche preoccupazione. I primi a richiamare l'attenzione su tale problema, sono stati alcune persone che si sono accorte della presenza, sul proprio conto della carta di credito, di alcuni piccoli addebiti per acquisti, mai effettuati, presso società sparse nel mondo. Alcuni di questi hanno spiegato di non aver mai avuto contatto con quelle società, ma di aver utilizzato la carta per altri acquisti online. E da qui la denuncia, quasi sempre contro ignoti. Il fenomeno è ormai così allargato da spingere la magistratura a prendere provvedimenti. La procura di Milano ha aperto la prima inchiesta a largo raggio sulla circolazione dei dati relativi alle carte di credito via Internet e sulle truffe telematiche collegate al commercio elettronico. Che tale argomento sia di primaria importanza lo dimostra anche una recente ricerca del Boston Consulting Group, la quale ha evidenziato che una delle cause che attualmente frena il cosiddetto commercio elettronico è il fatto che gli acquirenti non si sentono sicuri di inviare il proprio numero di carta di credito attraverso Internet, temendo che esso possa essere individuato da terzi. Ma nonostante tutto le truffe con le carte di credito legate all’e-commerce sono un fenomeno in espansione su scala mondiale. Un ricercatore dell’Università del Minnesota, John Faughnan, ha condotto un ampio studio sull’argomento: le truffe con carta di credito sarebbero un business da 40 milioni di dollari, che ha già visto truffate 900 mila persone in ventidue paesi. L’Italia finora non era fra questi. Spiega Faughnan che il sistema più diffuso per la truffa su scala internazionale è quello di creare, attraverso appositi software disponibili su Internet, migliaia di numeri di carte di credito inviandoli ai programmi di protezione degli acquisti di e-commerce, finché non si individuano quelli che passano al vaglio di questi filtri. A questo punto, i numeri vengono usati per acquisti inferiori ai 50 dollari, il tetto sotto al quale le banche non sono obbligate a rifondere le spese a chi è stato truffato. In realtà in Italia l’e-commerce sembra più sicuro che altrove: "L’acquirente è più garantito", dice Paolo Lezzi, presidente del provider milanese Enter, che gestisce servizi di e-commerce insieme alla Banca Popolare di Milano. "I casi come quelli su cui indaga la procura di Milano, nascono da software che creano numeri di carte, non l’intercettazione di numeri sui siti di e-commerce. Sui nostri siti il numero della carta non va al venditore, ma a dei "virtual POS" gestiti dalle banche, che a loro volta autorizzano i pagamenti. In Italia, poi, si usano sistemi di criptazione a 128 bit che rendono impossibile intercettare per via telematica il numero della carta" (Repubblica 16 ottobre 1999). Quindi non è vero che vengono intercettati i numeri di carta di credito: semplicemente sono disponibili software che li creano ex novo. E il titolare della carta di credito con quel numero si vedrà addebitare gli acquisti effettuati a suo nome. Inoltre gli acquisti effettuati mediante carta di credito sono sempre ripudiabili, qualunque sia il loro importo. Secondo alcuni, tuttavia, quello della sicurezza in rete è un falso problema. "Il mondo digitale" - ha recentemente dichiarato in una intervista Nicholas Negroponte, fondatore del Media Laboratory del Massachussets Institute of Technology - "è molto più sicuro di quello analogico, fisico. La persona che non si fida di digitare su Internet il numero della propria carta di credito è proprio quella che va in un ristorante e consegna la sua carta di credito alla fine di un pasto a uno strano cameriere, che scompare per 20 minuti prima di riconsegnarla". Nella vita di tutti i giorni infatti molte persone utilizzano la carta di credito per acquistare beni o servizi, e gli esercenti che accettano pagamenti con la carta di credito, ad esempio un negozio o un ristorante, conservano una ricevuta del pagamento contenente, fra le altre cose, il numero della carta di credito e la firma del titolare. Quindi, paradossalmente, perché preoccuparsi tanto che qualcuno su Internet venga in possesso del numero della nostra carta quando nel mondo ''fisico'' ciò avviene in continuazione, anzi è la norma? Roberto Dadda, responsabile dell'ufficio innovazione tecnologica del Banco Ambrosiano Veneto, afferma che "fare acquisti su Internet è più che sicuro, perché la tecnologia è ormai assolutamente in grado di scoraggiare ladri, frodatori ed hackers vari. Anzi a volte i sistemi di sicurezza studiati per la rete delle reti risultano perfino ridondanti, probabilmente per fugare una convinzione lievitata su motivazioni più psicologiche che reali: Internet è un canale distributivo emergente, dunque poco collaudato e per questo anche insicuro". L'ABA, il corrispondente statunitense della nostra Abi, ha reso noti alcuni dati piuttosto significativi relativi alla realtà americana
(1): per ogni 1000 dollari di fatturato le frodi perpetrate via Internet sono pari a 1 dollaro, sul fronte delle carte di credito si parla di 1,5 dollari ogni mille, per le carte prepagate del telefono si sale a 16 dollari e per i telefoni cellulari a circa 42. "Questi dati fanno pensare", afferma Dadda. "Ci confermano che intorno a Internet si sta esagerando nell'evidenziare i rischi di frodi''. Ciò che comunque preme sottolineare è che il fattore sicurezza in ambito Internet non è certo da sottovalutare, in quanto ricopre un ruolo importante nella comunicazione e nella possibilità di effettuare transizioni online. Ugualmente non è nemmeno il caso di esagerare con timori eccessivi e senza dubbio fuori luogo, in quanto, come si è visto, si ottengono accettabili garanzie di sicurezza, spesso maggiori che nel mondo ''reale''.

(1) I dati qui riportati fanno riferimento all'anno 1998

 

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