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GUIDA
ALL'HARDWARE

IL
DISCO FISSO
Detto
anche disco rigido o hard disk (HD), è il dispositivo
di memoria di massa in cui vengono registrate in modo
duraturo e non volatile i dati in attesa di elaborazione,
le istruzioni necessarie nonché tutte le informazioni
elaborate dal processore. Il primo disco fisso lo troviamo
nel 1957 in una macchina della IBM chiamata RAMAC, che
per l'epoca rappresentava il massimo della tecnologia.
Era composto da 50 piatti da 60 cm l'uno e riusciva
a registrare un totale di 5.000.000 di caratteri. Il
costo era di $ 35.000 di allora. Nel 1979, Seagate,
attualmente una delle più grandi produttrici di dischi
fissi, introduce il primo disco fisso per microcomputer:
aveva una capacità di 5 Mb, dieci volte maggiore di
quella del RAMAC, ma con dimensioni decisamente ridotte.
I primi modelli di personal computer generalmente non
erano dotati di disco fisso, bensì di lettori floppy,
più pratici ma soprattutto più convenienti. Solo intorno
al 1983-84 il disco fisso divenne l'unità di memoria
di massa preferita. Nonostante ciò, un corso di informatica
datato 1989, così recitava: "Attualmente in commercio
esistono dischi rigidi da 40 milioni di byte. Certamente
l'uso di un hard disk non è limitato ad un uso hobbystico,
ma piuttosto ad un uso professionale"(1).
Attualmente
lo standard è rappresentato da dischi fissi con una
capacità di circa
12 Gb, anche se non mancano dischi fissi di dimensioni
molto maggiori. Per comprendere la quantità di dati
che un tale supporto è in grado di contenere, basti
pensare che in 6,2 Gb di spazio sono memorizzabili quasi
2.000.000 di pagine dattiloscritte. Inoltre essi possono
essere del tipo rimovibile, cioè possono essere estratti
e sostituiti (spesso usati nelle Aziende per spostare
grandi quantità di dati). In commercio esistono due
tipi di dischi fissi: gli hard disk EIDE (Enhanced Integrated
Drive Electronics) e quelli SCSI (Small Computer Systems
Interface). Fino a qualche tempo fa i dischi fissi del
secondo tipo erano i preferiti per a pplicazioni
di uso professionale (ad esempio server di rete) grazie
alla maggiore affidabilità e velocità di accesso ai
dati. Attualmente però i dischi fissi del tipo EIDE
hanno raggiunto prestazioni almeno pari a quelle degli
SCSI, pur avendo costi decisamente minori. Fisicamente
essi sono delle scatolette, chiuse ermeticamente, che
contengono al loro interno dei dischi di alluminio,
detti "piatti," fatti ruotare da un motore (hanno generalmente
una velocità di rotazione di 4.500-7.200 o più giri
per minuto) e sormontati da testine sorrette da particolari
braccetti che ne permettono lo spostamento sul disco.
Sulla sommità delle testine sono montati dei magneti
che leggono i dati memorizzati sui dischi, proprio come
se fosse la testina di un giradischi (anche se qui non
vi è nessun contatto fisico fra le parti).
I
dati vengono organizzati fisicamente sulla superficie
di ogni disco in porzioni chiamati cilindri. A loro
volta ogni cilindro viene suddiviso in tracce contenenti
un ulteriore sottolivello organizzativo chiamato settore.
Per diminuire i tempi di accesso (transfer rate) ai
dati conservati nell'hard disk, è stato introdotto il
buffer, una piccola memoria interna all'hard disk che
memorizza alcuni dati letti dalla testina ma non ancora
inviati alla CPU per essere elaborati. Prima di poter
essere usato un disco fisso deve essere formattato,
cioè preparato per accogliere i dati da memorizzare,
mediante apposite operazioni gestite dal sistema operativo.
Ogni sistema operativo si caratterizza per un particolare
file system, cioè l'insieme di norme che regolano il
funzionamento dei nomi dei file, la loro memorizzazione,
il loro recupero, i criteri utilizzati per gestire lo
spazio su disco… Il file system è diverso in base al
tipo di sistema operativo che viene utilizzato: FAT
16bit per il Dos fino alla versione 7.0 e per Windows
95 (prime versioni); FAT 32 per Windows 95 (OSR2); NTFS
per Windows NT; HPFS per OS/2. Per memorizzare un file
su disco, il sistema operativo utilizza un gruppo di
settori chiamati cluster. Ogni singolo cluster utilizzato
può essere collocato in una parte qualsiasi del disco
e i segmenti sequenziali di un file non vengono memorizzati
necessariamente in cluster fisicamente adiacenti. Per
questo motivo è bene effettuare spesso una deframmentazione
del disco. Se un disco è frammentato, la testina di
lettura e scrittura del disco dovrà effettuare diversi
spostamenti per leggere i diversi segmenti di file e
questo comporterà un rallentamento del PC. Inoltre la
dimensione dei cluster è fondamentale per una buona
gestione dello spazio su disco: infatti ogni file occupa
almeno un cluster, anche se le sue dimensioni sono minori.
Inoltre un cluster può memorizzare solo un file (altrimenti
due o più file si troverebbero ad occupare la stessa
porzione di memoria). Da questo si può capire che quanto
è più grande la dimensione dei cluster, tanto maggiore
sarà lo spazio sprecato sul disco. Infatti se noi lavoriamo
con cluster da 32 Kb l'uno (FAT16), salvando un file
da 5 Kb, sprechiamo ben 27 Kb di spazio: infatti il
nostro file occupa 32 Kb (l'intero cluster) anche se
in realtà le sue dimensioni sono di gran lunga minori.
Per ovviare a tale problema è stata introdotta a partire
da Windows 95 B (OSR2) la FAT32, così chiamato perché,
nella tabella di allocazione dei file (File Allocation
Table), richiede 4 byte per ogni file, quindi 32 bit.
La FAT16 invece richiedeva solo due byte per file (quindi
16 bit). Con tale file system la dimensione dei singoli
cluster è stata ridotta a 4 Kb (anziché i precedenti
32). In tal modo il nostro file da 5 Kb occuperebbe
due cluster da 4 Kb l'uno, sprecando però solo 3 Kb
(anziché 27). Inoltre con la FAT32 è possibile gestire
dischi fissi grandi fino a 2.047 Gb (con la FAT16 si
arrivava al massimo a 2 Gb).
(1)
PCFacile, Gruppo Editoriale Jackson, Milano, 1989, pag.
85
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