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LA FLAT RATE (2/3)

Finalmente
lo scorso anno, proprio sull'esempio Americano, anche
in Italia fa la sua comparsa la Flat Rate, ovvero la
'tariffa piatta': a fronte di un canone mensile/annuo
si ottiene la possibilità di connettersi ad Internet
mediante un numero verde, ovvero senza scatti telefonici.
In
questo modo non si hanno più spese telefoniche
(il traffico telefonico generato su di un numero verde
è a carico del destinatario) ma solo un costo
fisso mensile.
La
prima in Italia e in Europa a proporre un'offerta del
genere è stata Galactica: con £ 70.000 per un
abbonamento a 56.6 kbps e £ 99.000 per un abbonamento
ISDN (64 kbps) veniva offerto Internet '24 ore su 24'!
Naturalmente
tale offerta è vantaggiosa solo per chi fa un
uso sufficientmente intensivo della Rete, in quanto
per coloro che si collegano saltuariamente risulta più
conveniente pagare in proporzione all'uso effettivo.
Per i 'Power User' (ovvero coloro che rimangono
connessi per diverse ore al giorno) una simile offerta
ha comportato risparmi sulla bolletta telefonica non
indifferenti.
Era
il sogno americano che si concretizzava anche in Italia!
In
pochi mesi Galactica raggiunge quota 50.000 utenti e
visto il successo dell'iniziativa molti provider lanciano
offerte sempre più vantaggiose, tutte volte a
garantire Internet 24 ore al giorno, senza scatti telefonici
(e addirittura senza scatti alla risposta).
Dopo i primi problemi dovuti all'eccesso di domanda,
la situazione è andata via via migliorando.
Fino
a che non è cambiato qualcosa: alcuni provider
sospendono tale offerta fino a data da destinarsi; altri
ancora rescindono il contratto con gli utenti 'colpevoli'
di rimanere connessi per troppo tempo (ma perché
allora pubblicizzavano '24 ore su 24'?); i newsgroup
sono affollati di utenti che denunciano i disservizi
dei provider... Le flat rate che fino a pochi mesi fa
sembravano il paradiso degli Internauti si rivelano
un 'flop' clamoroso. Addirittura sono nati siti di protesta
contro gli abusi di Galactica (http://utenti.tripod.it/iloveyougalactica/)
e di Edi&son (http://www.vittime-edisons.com)
e di altri provider. Che cosa è successo?
SISTEMI
DI CONNESSIONE 'DIAL UP'
Per
capire il motivo del fallimento della flat rate, almeno
nella sua accezione originaria, bisogna comprendere
il meccanismo su cui si basa la connessione ad Internet.
Ogni
volta che noi componiamo il numero del provider per
collegarci ad Internet, troviamo dall'altra parte del
doppino telefonico un modem del provider pronto a risponderci
(in realtà le cose sono un po' più coplesse
ma per chiarezza espositiva semplifichiamo molto).
Ogni connessione richiede, da parte del provider, un
modem disponibile ad inviare e ricevere i dati. Se gli
utenti connessi sono 1000, significa che ci saranno
1000 modem in funzione.
Immaginiamo
a questo punto un provider con 100.000 abbonati: a rigor
di logica il provider dovrebbe disporre di 100.000 modem
con cui rispondere alle connessioni degli utenti.
In realtà non si avranno mai tutti gli utenti
connessi contemporaneamente, ma solo una certa percentuale.
Per tale motivo i provider effettuano dei calcoli statistici
volti a definire il numero di modem necessari per soddisfare
tutti gli utenti contemporaneamente connessi: si puo'
avere un rapporto di 1 a 100, 1 a 10 e così via
(nei casi migliori si arriva a 1:4). Immaginando un
rapporto modem/utenti di 1:10 significa che se il provider
ha 100.000 abbonati, in realtà lui dispone di
soli 10.000 modem.
In
effetti tali modem sono più che sufficienti a
soddisfare le esigenze dgli abbonati, in quanto abbiamo
detto che non si avranno mai tutti gli utenti connessi
nello stesso momento e pertanto predisporre 100.000
modem per 100.000 utenti sarebbe un'inutile costo.
Questo
metodo è stato applicato anche alle flat rate,
arrivando a garantire, quasi fosse un merito, un rapporto
modem/utenti di 1:5 (un modem per ogni cinque utenti).
Ma come si può intuire tale sistema funziona
solo se gli utenti si connettono e disconnettono in
continuazione, consentendo così la 'rotazione'
dei modem disponibili.
Ma
la flat rate doveva garantire un accesso ad Internet
24 ore al giorno tutti i giorni: quindi l'utente non
è contrattualmente obbligato a disconnettersi.
Inoltre non sostenendo costi legati ai tempi di connessione,
non si ha alcun incentivo 'monetario' ad interrompere
la connessione telefonica.
Infatti
nascono i primi problemi: per ogni 'power user' (utente
collegato ad Internet per molte ore) ci sono altri abbonati
che trovano la linea occupata. I quali a loro volta,
vista la fatica per connettersi, non appena riescono
a 'prendere la linea', fanno di tutto per non interrompere
la loro connessione, peggiorando così la situazione
generale.
Ed
ecco evidenziarsi il vero problema delle flat rate:
la condivisione dei modem fra i diversi utenti.
Abbiamo detto che il sistema della condivisione dei
modem funziona solo se c'é un ricambio fra gli
utenti (connessioni e disconnessioni continue). Quando
però i tempi di connessione si allungano notevolmente
(come nel caso appunto delle flat rate) tale rapporto
non è più sufficiente a soddisfare le
eseigenze degli utenti, in quanto il numero di modem
è eccessivamente esiguo rispetto al numero di
utenti.
Il
vero errore commesso dai provider è stato quello
di vendere per connessione continua (24 ore al giorno)
quello che in realtà è una normale connessione
dial-up (ovvero ci si connette solo quando si ha necessità
di svolgere determinate operazioni, disconnettendosi
al termine della sessione di lavoro). La connessione
ad Internet 'full time' invece è prerogativa
dell'ADSL o di altri sistemi (i cosiddetti CVP, 'Canali
Virtuali Permanenti')
Se si prova a consultare i sisti Web dei provider che
offrono abbonamenti flat rate, ci si accorge di come
ormai nessun faccia più accenno alle '24 ore
su 24': si parla solo di connessione ad Internet senza
scatti telefonici. Inoltre hanno fatto la loro comparsa
le flat rate legate a determinate fasce orarie (per
esempio il week end o la sera dopo una certa ora) o
sistemi di disconnessione forzata dopo un certo numero
di ore o di inattività.
Così
facendo si vuole garantire la rotazione degli utenti,
obbligandoli a disconnettersi dopo un certo periodo
in modo da 'liberare' i modem che possono così
essere utilizzati da altri abbonati.
Ormai i provider stessi non vendono più la 'tariffa
piatta' come 'Internet tutto il giorno' bensì
come una normale connessione dove anziché gli
scatti telefonici si paga il canone periodico.
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