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LA FLAT RATE (1/3)

All'inizio degli Anni '90, quando Internet cominciava a diffondersi, chi voleva collegarsi doveva sostenere, oltre ai normali costi telefonici, anche il costo dell'abbonamento: costo che poteva essere anche di qualche milione l'anno.

Nel 1996 le cose cominciano a cambiare: il costo degli abbonamenti ad Internet si riducono notevolmente e, contemporaneamente, aumenta il numero dei POP (Point Of Presence, ovvero punti di accesso ad Internet).
Infatti inizialmente i punti di accesso erano posizionati solo nelle città maggiori: coloro che abitavano in provincia o in città senza POP per collegarsi dovevano effettuare telefonate interurbane, con costi telefonici non indifferenti.
Il fatto di collegarsi ad Internet pagando solo i costi di una telefonata urbana puo' sembrare, oggi, una cosa ovvia, ma fino ad un paio di anni fa non era certo così scontato, soprattutto per chi ha la (s)fortuna di abitare in un paese di provincia.

Successivamente i vari provider (in primis Telecom), desiderosi di accaparrarsi sempre maggiori quote di mercato, cominciarono ad offrire periodi di connesione gratuiti, allo scopo di far conoscere i propri servizi e fidelizzare gli utenti. Se andate a rivedere le riviste di informatica degli anni 1998 - 1999, vi accorgerete che quasi tutte offrivano, nei CD allegati, username e password da utilizzare per collegarsi grauitamente ad Internet per 15/30 giorni.

Nel 1999 si ha una vera e propria rivoluzione: Renato Soru e la sua società Tiscali, offrono l'accesso gratuito ad Internet, sia per il modem analogico (PSTN, Public Switched Telephone Network ed indica la normale rete telefonica commutata) sia per i modem ISDN (Integrated Services Digital Network, ovvero sistema di trasmissione a due canali da 64 kbps ciascuno senza nessun sistema di commutazione). Comincia l'era dell'acceso gratuito ad Internet (la cosidetta 'Freelosophy'). In breve tempo tutti i provider, per non uscire dal mercato, sono costretti ad offrire gratuitamente l'accesso ad Internet. E nella maggior parte dei casi si tratta di connessioni di ottima qualità, con servizi accessori di sicuro valore (basti pensare a tutti i servizi, gratuiti o meno, che offre la stessa Tiscalinet).

IL 'PAY PER VIEW'
Rimane però il problema del costo delle telefonate: l'abbonamento è gratuito ma gli scatti telefonici no!
Infatti chi si collega spesso ad Internet si è sicuramente reso conto di come le spese di connessione vadano ad incidere, talvolta pesantemente, sui costi della bolletta.

Una prima possibile soluzione è quella proposta da Netfraternity già nel 'lontano' 1997: ogni volta che ci si collega ad Internet viene lanciata in esecuzione un'aplicazione contenente dei banner pubblicitari di alcuni sponsor. L'utente, in cambio della visualizzazione di questi banner, riceve un compenso in denaro che, almeno a livello teorico, dovrebbe coprire le spese di connessione.
Da qui il nome 'Pay per view': pagati per vedere pubblicità.
E' lo stesso sistema adottato, per esempio, dalle televisioni (commerciali o meno): gli sponsor acquistano spazi pubblicitari e la società che li vende ottiene il denaro necessario per offrire servizi o, nel nostro caso, per rimborsare i costi di connessione agli utenti.

Tale sistema è stato poi ripreso e perfezionato da molte altre società, introducendo, ad esempio, il concetto di 'marketing multilivello': se riesco a far abbonare a tale servizio altri utenti (che diventano quindi miei referenti), oltre al mio guadagno consueto, ottengo un extra per ogni mio referente.
In questo modo tutti gli utenti sono incentivati a raccogliere il maggior numero di adesioni: un maggior numero di referenti significa guadagni maggiori!
(Se siete interessati all'argomento vi consiglio di visitare la sezione 'Come guadagnare' del sito http://www.easyebusiness.net/ dove potete trovare tutte le informazioni utili su tali servizi).

Ma come si può intuire il problema dei costi telefonici rimane, anche perché i rimborsi solitamente sono limitati a poche ore di collegamento e chi fa un uso intensivo del collegamento ad Internet non ne ha vantaggi consistenti.
Sul finire degli Anni '90 nascono alcuni movimenti di protesta contro la TUT (Tariffa Urbana a Tempo): anziché pagare in proporzione al tempo di connessione, si chiedeva di pagare un canone fisso indipendentemente dai tempi di connessione, così come già avveniva in America (il sito Web di riferimento era http://www.notut.org, ora diventato http://www.utenti.org).
Naturalmente Telecom, forte della sua posizione di monopolio, ignorò tali richieste e la tariffa a tempo è rimasta fino ai nostri giorni.

 

 

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